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18 novembre 2005
Ricordo di Dennis Sciama, maestro
di cosmologia
Pochi astrofisici hanno segnato
così profondamente la cosmologia contemporanea
quanto l'inglese Dennis William Sciama, deceduto il
18 dicembre 1999 a Oxford dopo una breve lotta contro
un tumore maligno scoperto troppo tardi. Forse soltanto
Zeldovich nell’Unione Sovietica e Wheeler negli
Stati Uniti hanno dato vita a scuole di pensiero altrettanto
feconde quanto quella che Sciama ha saputo creare attraverso
tre generazioni di studenti e collaboratori: prima a
Cambridge, poi a Oxford e infine a Trieste, dove dal
1983 aveva diretto la sezione di astrofisica della SISSA,
la Scuola internazionale superiore di studi avanzati.
Quando proprio a Trieste, nel marzo del 1992, venne
organizzata una grande conferenza su "Il rinascimento
della relatività generale e della cosmologia"
per festeggiare i suoi 65 anni, accorsero tutti i membri
più rappresentativi di un "albero genealogico"
che comprende oltre duecento nomi. Stephen Hawking,
innanzitutto, di cui Sciama fu supervisor a Cambridge,
aiutandolo a reagire alla crudele paralisi progressiva
che oggi lo inchioda su una sedia a rotelle e lo obbliga
a parlare attraverso il sintetizzatore vocale d’un
computer. E poi molti altri nomi prestigiosi: John Barrow,
Martin Rees, Roger Penrose, George Ellis, Brandon Carter.
Nato il 18 novembre 1926 a Manchester, Dennis Sciama
si appassionò alla scienza fin da ragazzino,
come aveva raccontato in un volumetto autobiografico,
Questo bizzarro universo, uscito nel 1998 per i tipi
dell'editore romano Di Renzo. Vincendo il disappunto
del padre, che voleva coinvolgerlo nell'azienda tessile
di famiglia, si iscrisse così al prestigioso
Trinity College di Cambridge. "Fin da allora mi
affascinavano i problemi della gravitazione, della relatività,
della cosmologia", dirà in seguito. "Ebbi
la fortuna di venire affidato a Paul Dirac. E il grande
Dirac fu importante per la mia formazione, anche se
non mi fu di grande aiuto per la mia tesi sul principio
di Mach", aggiungeva con un sorriso.
Ma si vantava di aver seguito anche un corso tenuto
da Ludwig Wittgenstein, ricavandone un "interesse
amatoriale" per la filosofia che influenzerà
il suo lavoro scientifico e al quale non erano forse
estranee le sue ascendenze mediorientali: il nonno paterno
veniva da Aleppo di Siria, la madre era nata al Cairo.
E il suo nome in origine suonava Shamah, ovvero "colui
che guarda". Un nome quasi profetico per un astrofisico...
Decisive, negli anni di Cambridge, furono le lunghe
discussioni notturne con Bondi, Gold e Hoyle, i "padri"
dell'universo stazionario, la teoria cosmologica allora
in voga che voleva un universo senza inizio né
fine e che esercitava su Sciama un forte appeal estetico.
Ma quando, a metà degli anni Sessanta, venne
scoperta la radiazione di fondo che permea tutto il
cosmo, Sciama fu tra i primi ad abbracciare la teoria
del Big Bang.
Ottenuto il Ph.D. nel 1953, Sciama iniziò un
itinerario scientifico che lo condurrà dapprima
all'Institute for Advanced Study di Princeton, dove
ebbe la ventura di conoscere di persona Albert Einstein
poco prima della morte (e il racconto di quella visita
che il giovane e tremebondo astrofisico fece al "grande
vecchio" della relatività era uno dei gustosi
aneddoti che Sciama amava rievocare, imitando il marcato
accento tedesco di Einstein). Poi eccolo di nuovo in
Inghilterra, al King's College di Londra e, dal 1970,
con un incarico d'insegnamento all'All Souls College
di Oxford. Inframmezzando lunghi soggiorni negli Stati
Uniti: Harvard, Cornell, l'Università del Texas
a Austin. Nel 1959 sposa Lidia Dini, veneziana, antropologa
sociale, conosciuta in Israele quando Sciama frequentava
l'Istituto Weizmann e dalla quale ha avuto due figlie:
Susan (pittrice) e Sonia (psicologa).
La spola tra la casa di Oxford e la casa di Venezia
cominciò a includere periodiche puntate a Trieste
quando a Sciama venne offerta la direzione della sezione
di astrofisica della SISSA. Un incarico mantenuto fino
a un anno prima della morte. Quando Dennis era alla
SISSA o al vicino Centro di fisica teorica, lo si incontrava
facilmente in biblioteca o al bar, intento al rito pomeridiano
del tè e della lettura del Times, o mentre prendeva
il caffè discutendo con i suoi studenti e i colleghi
più giovani.
Il carisma scientifico e didattico di Sciama si ritrova
anche nei suoi libri divulgativi, che evitano ogni concessione
al sensazionalismo cosmologico: dai classici L'unità
dell'universo, La relatività generale, Cosmologia
moderna (tutti pubblicati anche in Italia) fino ai più
recenti The Thermodynamics of Black Holes, scritto con
Derek Raine, e Modern Cosmology and the Dark Matter
Problem.
Due teorie soprattutto restano legate al nome di Dennis
Sciama. La prima è quella del ruolo dei neutrini
in cosmologia come potenziali costituenti della materia
oscura. Sciama ipotizzava che i neutrini primordiali
formatisi immediatamente dopo il Big Bang decadessero
in neutrini più leggeri e in fotoni altamente
energetici, responsabili della formazione dell'idrogeno
ionizzato osservato nell'alone delle galassie. E sperava
che la "firma" di questi fotoni potesse venire
identificata da un mini-satellite spagnolo messo in
orbita nel 1997. Ma così non è stato.
E Sciama si è visto quindi costretto a ripensare
alla sua ipotesi, esponendone una nuova versione giusto
un mese prima della morte.
L'altra grande teoria di Sciama è quella dei
multi-universi, una teoria metafisica che cerca di risolvere
con una fuga in avanti l'imbarazzo del principio antropico.
Spiegava Sciama, con quella sua vibrante voce da attore
che ne faceva uno splendido conferenziere: "L'universo
che conosciamo è in sintonia con la nascita della
vita, con l'evoluzione dell'uomo e della sua intelligenza.
Tutti i parametri cosmologici, astronomici, fisici e
chimici ci appaiono finemente modulati in funzione della
nostra specie. Il caso? La mano di Dio? Io preferisco
credere che il nostro sia soltanto uno degli infiniti
universi esistenti, ciascuno con caratteristiche sue
proprie e inaccessibili tra loro. In questo nostro universo
si è formato l'uomo. In altri universi, forse,
esistono creature diversissime da noi. Come altrimenti
è possibile pensare che regole fisiche e matematiche
semplici e fondamentali, pur non avendo nulla a che
fare con la mia esistenza, possano condurre alla mia
persona?"