LE SCIENZE, n. 378, febbraio 2000,
pag.17
Dennis W. Sciama, maestro di cosmologia
Fabio Pagan
Pochi astrofisici hanno segnato
così profondamente la cosmologia contemporanea
quanto l’inglese Dennis William Sciama, scomparso
lo scorso 18 dicembre a Oxford dopo una breve lotta
contro un tumore scoperto troppo tardi. Forse solo Zel’dovich
nell’Unione Sovietica e Wheeler negli Stati Uniti
hanno dato vita a scuole di pensiero altrettanto feconde
quanto quella che Sciama ha saputo creare attraverso
tre generazioni di studenti e collaboratori: prima a
Cambridge, poi a Oxford e infine a Trieste, dove dal
1983 dirigeva la sezione di astrofisica della SISSA,
la Scuola internazionale superiore di studi avanzati.
Quando, proprio a Trieste, nel marzo del 1992, venne
organizzata una conferenza sul tema “il rinascimento
della relatività generale e della cosmologia”,
per celebrare i suoi 65 anni, accorsero tutti i membri
più rappresentativi di un foltissimo “albero
genealogico”. Stephen Hawking, innanzitutto, di
cui Sciama fu supervisor a Cambridge, aiutandolo a reagire
alla crudele paralisi progressiva che oggi lo costringe
su una sedia a rotelle. Ma anche John Barrow, Martin
Rees, Roger Penrose, George Ellis, Brandon Carter.
Nato il 18 novembre 1926 a Manchester, Sciama si appassionò
alla scienza fin da ragazzo, come aveva raccontato in
un recente volumetto autobiografico, Questo bizzarro
universo (Di Renzo, Roma, 1998). Vincendo il disappunto
del padre, che voleva coinvolgerlo nell’azienda
tessile di famiglia, si iscrisse al Trinity College
di Cambridge. “Fin da allora mi affascinavano
i problemi della gravitazione, della relatività,
della cosmologia” dirà in seguito. “Ebbi
la fortuna di venire affidato al grande Paul Dirac,
anche se in verità non mi aiutò molto
per la tesi”. E si vantava di aver seguito anche
un corso di Wittgenstein, ricavandone un “interesse
amatoriale” per la filosofia che influenzerà
il suo lavoro scientifico.
Decisivi, negli anni di Cambridge, furono i lunghi colloqui
notturni con Bondi, Gold e Hoyle, i “padri”
dell’universo stazionario, la teoria cosmologica
che voleva un universo senza inizio né fine e
che esercitò su Sciama un forte richiamo estetico.
Ma quando, a metà degli anni sessanta, si scoprì
la radiazione cosmologica di fondo, egli non esitò
ad aderire alla teoria del big bang.
Ottenuto il Ph. D. nel 1953, Sciama iniziò un
itinerario scientifico che lo portò all’Institute
for Advanced Study di Princeton, al King’s College
di Londra e, dal 1970 in poi, all’All Souls College
di Oxford. Nel 1959 sposa Lidia Dini, veneziana, antropologa
sociale, conosciuta in Israele quando Sciama frequentava
il Weizmann Institute e dalla quale ha avuto due figlie.
Due teorie soprattutto sono legate al nome di Dannis
Sciama. La prima è quella del ruolo dei neutrini
in cosmologia come potenziali costituenti della materia
oscura. Sciama ipotizzava che i neutrini primordiali
formatisi subito dopo il big bang decadessero in neutrini
più leggeri e in fotoni altamente energetici,
responsabili della formazione dell’idrogeno ionizzato
osservato nell’alone delle galassie. E sperava
che la “firma” di questi fotoni potesse
venire identificata da un mini-satellite spagnolo messo
in orbita nel 1997. Ma così non è stato,
e Sciama si è visto costretto a ripensare alla
sua ipotesi.
L’altra grande teoria di Sciama è quella
dei molti universi, una teoria “metafisica”
che cerca di risolvere con una fuga in avanti l’imbarazzo
del principio antropico. Spiegava Sciama, con la sua
vibrante voce da attore: “L’universo che
conosciamo è in armonia con la nascita della
vita, con l’evoluzione dell'uomo e della sua intelligenza.
Tutti i parametri cosmologici, astronomici, fisici,
e chimici ci appaiono modulati in funzione della nostra
specie. Il caso? La mano di Dio? Io preferisco credere
che il nostro sia soltanto uno degli infiniti universi
esistenti, ciascuno con caratteristiche sue proprie
e inaccessibili tra loro. In questo nostro universo
si è formato l’uomo. In altri universi,
forse, esistono creature diversissime da noi. Come altrimenti
è possibile pensare che regole fisiche e matematiche
semplici e fondamentali, pur non avendo nulla a che
fare con la mia esistenza possano condurre alla mia
persona?